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Punire i compratori? Meglio educarli!

Oltre 40.000 le calzature sequestrate dalla Guardia di Finanza di Torino in due depositi di spedizionieri internazionali con sede nella zona nord di Torino…”: purtroppo ormai questa non è più una ‘notizia’: è un fatto quasi quotidiano che nei quotidiani trova poco spazio nelle pagine interne. E che i TG di qualsivoglia rete nemmeno diffondono.
Che non se ne parli è un pericolo concreto: i due depositi di Torino alimentavano le vendite sul web, con prodotti di qualità, ma falsi. Il danno colpisce le aziende sane, il lavoro onesto eppure il commercio dei falsi è fiorente perché alto è il numero delle persone che comunque comprano ‘per risparmiare’ prodotti di dubbia provenienza.
Dal Viminale annunciano misure drastiche contro gli ambulanti che girano per le spiagge senza licenza e con prodotti contraffatti. Bene per la parte dei provvedimenti che propongono un aumento consistente delle forze delle polizie municipali: si propone di utilizzare a tal fine fondi europei che mai sono stati assegnati per questi compiti. Ma speriamo.
Meno bene le salatissime multe, 7.000 euro si dice, ai compratori: come si sosteneva già lo scorso anno in seno alla polizia municipale di Venezia, si è oramai consolidata la contestazione della multa davanti al giudice sulla base della teoria che se l’agente ha assistito alla transazione illecita, avrebbe dovuto intervenire per impedirla, non ex post per multare l’acquirente. E se in ballo ci sono 7.000 euro…
Meglio allora Niente di vero sotto il sole”, i flashmob promossi da Confcommercio e Federazione Moda Italia nelle piazze dei centri balneari con l’obiettivo di sensibilizzare i turisti italiani e stranieri sui temi della contraffazione: l’educazione è la vera arma contro il falso.

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