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INTERVISTA A DON LUIGI CIOTTI: “NON BASTA L’ ETICA DELLE PROFESSIONI, BISOGNA ESSERE PROFESSIONISTI DELL’ETICA”.

Il rischio che i tentacoli della mafia si diffondano è sempre più marcato anche per le imprese venete e veneziane, dove anzi si sono già registrati preoccupanti episodi, con tutto ciò che ne consegue in termini di usura, riciclaggio di denaro sporco, racket, pizzo e criminalità organizzata. Durante la giornata della legalità, organizzata a Mestre dalla Camera di Commercio di Venezia, Don Luigi Ciotti ha parlato della situazione generale delle mafie e ha sottoscritto un accordo di collaborazione tra “Libera” e Unioncamere Veneto per sostenere un progetto di ascolto e assistenza alle vittime della criminalità organizzata.
Don Luigi Ciotti è un sacerdote italiano, attivo nella lotta alla mafia, fondatore e ispiratore del Gruppo Abele. Dal gruppo Abele è nata nel 1995 l’esperienza di “Libera”, un coordinamento formato da circa 1.500 associazioni in tutta Italia che collaborano nella lotta alle mafie per la promozione di una cultura della legalità. “Libera Terra” è il marchio che contraddistingue le produzioni biologiche sulle terre liberate dalla mafie in tutta Italia e curate dalle cooperative sociali che aderiscono al progetto. Vini, pasta, legumi, olio, agrumi, conserve: sono solo alcuni dei prodotti che vengono dalle cooperative in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Inoltre, svolge un ruolo attivo sul territorio, coinvolgendo altri produttori che condividono gli stessi principi e promuovendo la coltivazione biologica dei terreni.

I termini corruzione e illegalità sono tornati prepotenti sullo scenario italiano. Siamo diventati più deboli?

“Il nostro Paese è disuguale e su questa disuguaglianza si ingrossano le mafie. Dobbiamo lottare contro la corruzione pubblica, cattiva testimonianza quotidiana. La Corte dei Conti stima attorno ai 60 miliardi di euro il giro di affari di questo fenomeno ed è un dato che fa riflettere.
Basti pensare anche ad altre forme di illegalità come il riciclaggio e l’evasione. Se si fa una somma approssimativa prudente siamo quasi a 560 miliardi di euro. Basterebbe agire molto di più nella direzione della lotta all’illegalità e investire questo denaro a servizio del bene comune, delle fasce deboli costi quel che costi, attrezzandosi perché questo avvenga. L’Italia è dal 1999 che non introduce nel codice penale tutti gli elementi per la lotta alla corruzione e siamo in attesa che venga elaborato un passaggio e che venga finalmente votato dal Parlamento.”

“Libera Terra”: offrire alla comunità i frutti della mafia e della criminalità. Quali sono i risultati fino ad oggi ottenuti?

“Che alcune centinaia di persone, giovani soprattutto, hanno trovato una loro dignità e libertà poiché hanno trovato lavoro. Libera Terra è un coordinamento di oltre 1500 associazioni, gruppi, scuole, realtà di base, territorialmente impegnate per costruire sinergie politico-culturali e organizzative capaci di diffondere la cultura della legalità. Vedere questi giovani che lavorano sui terreni confiscati ai grandi boss in Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e al Nord è segno di grande rivincita sociale. E’ un lavoro vero, dà un reddito ma soprattutto dà uno schiaffo ai mafiosi. Per i mafiosi quello che conta è il potere, la forza, il controllo del territorio, è tenere schiacciata la libertà delle persone per far emergere la loro forza e vedere dei giovani, che ora sui loro beni lavorano e producono prodotti che trovi sugli scaffali del supermercato, nei negozi di mercato equosolidale o in giro anche per il mondo (alcuni prodotti sono arrivati anche nella casa imperiale di Tokio), è segno che è possibile voltare pagina.
Libera ha voluto la confisca all’uso sociale di questi beni, ma ci sono ancora da migliorare alcuni aspetti della legge sulla confisca. Per esempio 3500 beni non possono essere consegnati, pur essendo confiscati, perché sono sotto ipoteca bancaria.”

Nei suoi interventi si rivolge spesso ai giovani, pronti ad abbracciare il futuro e il mondo del lavoro. Cosa può spingere un ragazzo verso l’illegalità?

“La tentazione alla trasgressione capita a tutti nel percorso della vita. L’importante è conoscerla, prendere coscienza e camminare nella strada della responsabilità. Bisogna creare un clima che aiuti le persone a vivere in una dimensione di coerenza, di credibilità e di continuità. Abbiamo attraversato un periodo nel nostro Paese, non ancora terminato, di coma etico, con dei cattivi esempi educativi, che hanno avuto tre ricadute: l’imitazione, la sfiducia e la ribellione. Il nostro dovere è intercettare questi tre momenti cercando di trasformarli in corresponsabilità e impegno. Io ho visto, che quando i ragazzi trovano dei punti di riferimento veri, coerenti e credibili, hanno voglia di fare le cose. Sono meravigliosi, ma devono trovare dei riferimenti credibili.
La nostra società si preoccupa dei giovani ma non se ne occupa come dovrebbe. Due milioni in Italia sono senza lavoro, e le istituzioni dovrebbero investire, a fatti e non a parole, sul mondo giovanile. Lotta alla mafia vuol dire lavoro, sostegno alle famiglie, e significa offrire una speranza. La speranza porta opportunità e giustizia sociale.”

Illegalità e criminalità in Veneto: quali sono i dati e quali sono i rischi?

“C’è bisogno di conoscenza vera e seria. Di fronte alla dimensione di questi problemi, qualsiasi essi siano, bisogna che ognuno faccia la propria parte se non vogliamo trovarci alla deriva. L’ultimo rapporto della Dda (Direzione distrettuale antimafia) ha messo in evidenza che 50 imprenditori operanti nel settore di Venezia, sono entrati in un giro criminale. A Treviso ci sono degli uomini legati a Bernardo Provenzano che hanno fatto i loro affari e le loro operazioni nel ramo immobiliare. Sono dati su cui bisogna profondamente riflettere e non si può far finta che non ci siano. Poi attenzione, non sono solo le cose che emergono di più quelle preoccupanti. Il traffico della droga, ad esempio, è un traffico in mano alle mafie, anche se nel territorio emergono le figure degli spacciatori. Così come il mercato delle macchinette dei bar, per un giro di quasi 10 miliardi di euro. Non si possono quindi sottovalutare questi aspetti.
Possono sembrare cose piccole e inutili ma non è così: in Italia abbiamo quasi 800.000 persone dipendenti dal gioco d’azzardo e 2 milioni che sono a rischio.
Abbiamo bisogno di trasformazioni produttive che mettano al centro il capitale più importante: la persona umana. Senza diritti e uguaglianze anche il benessere ha tempo limitato.
Non ci deve essere solo l’etica delle professioni ma dobbiamo essere tutti professionisti dell’etica. Mettiamo insieme le nostre competenze e la nostra professionalità. Avere un valore etico significa rispondere ad un rinnovamento sociale e culturale.”

Micol Stelluto

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