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Meno etichette e più cartellini

Ci sono numeri che fanno paura: sono quelli dell’Istat. Le rilevazioni dell’istituto di statistica ci dicono che nello scorso settembre le vendite al dettaglio sono scese del -0,8% che diventa su base annua un preoccupante -2,5% rispetto al 2017. A tingere ancor più di nero questo panorama è la constatazione che le famiglie italiane hanno ridotto gli acquisti anche nel settore alimentare di un sensibile -03%.
Approfondendo l’analisi emerge una probabile interpretazione poco rassicurante sulla fase che il Paese sta attraversando: la caduta degli acquisti riguarda sia gli ipermercati, dove pesa per il -1,8%, sia per i supermercati, che sono al -1,5%, e sia i negozi di vicinato, che segnano un calo più contenuto al -1,1%. Dove le vendite alimentari siano ancora sopra la soglia percentuale negativa è nei soli discount per i quali il mese di settembre ha segnato un +1,5%. Non serve il parere di grandi economisti per capire che gli italiani stanno cercando di risparmiare. A tutti i costi ed anche sugli alimenti.
Di fatto spendere meno vuol dire rinunciare alla qualità dei prodotti acquistati, scegliere con meno attenzione al contenuto delle confezioni. Leggere meno le etichette e più i cartellini: cioè tralasciare l’origine delle materie prime, la composizione e i valori salutistici per concentrarsi principalmente sul prezzo. Sia chiaro, non si dice che i prodotti dei discount siano di cattiva qualità, ma è certo che da parte del consumatore c’è l’aspettativa di risparmiare scegliendo punti vendita più modesti nella presentazione e meno legati alle marche esaltate dalla pubblicità.
Resta indiscutibile la scarsissima fiducia che gli italiani mostrano per il loro futuro al quale si preparano risparmiando. Altro esempio? Anche le vendite online hanno rallentato la loro corsa!

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