In occasione del convegno “L’eccellenza della produzione agroalimentare tra tradizione e innovazione”, promosso a Parma dalla Cna, è stata presentata una indagine sulle piccole imprese con meno di 5 milioni di fatturato attive nella filiera, dalla produzione e somministrazione, del Comparto agroalimentare. Nel nostro Paese sono oltre 245mila ed hanno un solo incubo: la burocrazia.
Un migliaio di piccole imprese ha risposto ad un questionario della Cna e, se ci sono preoccupazioni per la contraffazione, la globalizzazione, il ruolo crescente della Grande distribuzione organizzata, il vero problema per tutti è legato all’aspetto burocratico. “Per avviare un’attività alimentare – evidenzia la ricerca – sono necessari 56 adempimenti. Il tempo sottratto all’attività per adempiere alle richieste burocratiche ‘ruba’ fino a 15 giorni l’anno secondo il 14% degli interpellati, tra 16 e 60 giorni per il 48%, oltre 60 giorni per il 38%”. Tre intervistati su quattro ritengono che la normativa nazionale, scaturita per il 90% dalle norme europee, rappresenti un elemento di svantaggio competitivo. Nel mirino anche gli eccessivi controlli. Il 60% degli intervistati ritiene prioritario istituire una banca dati unica. Oggi sono 15 i soggetti preposti ai controlli, suddivisi fra quattro Ministeri: politiche agricole, alimentari e forestali; economia e finanze; salute; e sviluppo economico. “È giusto – conclude l’indagine CNA – che ci siano controlli rigorosi, ma devono essere concentrati in un unico ente”.