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I PRODUTTORI DI PROSECCO ATTENDONO DA ROMA UN SEGNALE ANTIGLIFOSATO

Oltre 10.500 aziende vitivinicole del Nordest, appartenenti al Consorzio Prosecco doc, hanno votato per mettere al bando il glifosato, ma il Ministero dell’agricoltura non ha ancora deciso se accogliere la decisione. «La nostra è una scelta di responsabilità civile e sociale. Speriamo che arrivi presto l’ultimo via libera da Roma – spiega Stefano Zanette, presidente del ConsorzioLa nostra scelta, la prima del genere di un Consorzio italiano, dove passare al vaglio del Comitato nazionale vini, l’organismo che decide come e quando possono cambiare i disciplinari».
«Vogliamocontinua il presidente Zanette – che chi usa il glifosato non solo sia sanzionato, ma gli venga anche impedito di produrre Prosecco Doc. Ma senza l’ok del Comitato le nuove norme non decollano, mentre noi operiamo perché il Prosecco dell’anno prossimo sia glifosato-free. Quando l’articolo sarà approvato (oltre all’erbicida saranno banditi i pesticidi Mancozeb e Folpet) per i vignaioli sarà obbligatorio rispettarlo. Una decisione contraria sarebbe un pessimo segnale per tutto l’agroalimentare italiano».

Il 2018 sarà l’anno del record produttivo superando la barriera delle 500.000 bottiglie in vendita

Il 2018 si prospetta per il Prosecco quale un’annata record, anche sulla spinta dei nuovi vigneti di uva Glera piantati negli anni scorsi e che ora entrano in produzione. E proprio per la Glera è atteso un aumento di produzione di circa il 19%.
Una stagione produttiva eccezionale quindi nella quale si dovrebbe arrivare a sfondare la quota del mezzo miliardo di bottiglie immesse sul mercato, con un vino di qualità, viste le buone condizioni sanitarie in cui si presenta l’uva. Quest’anno inoltre si è imposta un’altra parola d’ordine, a partire proprio da varietà molto diffuse come la Glera: sostenibilità ambientale. Ecco allora la progressiva sostituzione del glifosato, il discusso erbicida, con altri trattamenti meno impattanti e l’introduzione di nuove tecniche colturali più attente all’ambiente e alle conseguenze sulle falde acquifere. A Treviso il biologico pesa per il 5-7%, con un leggero incremento visto anche il crescente interesse da parte dei mercati.

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