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ALLEANZA VENETA PER SALVARE ZONIN? SI LAVORA IN MEDIOBANCA

Mediobanca, investita da Domenico, Francesco e Michele figli del fondatore Gianni Zonin, sta sondando una serie di fondi internazionali per vedere se sono interessati all’operazione di salvataggio della Casa Vinicola Zonin (Cvz), una delle principali aziende italiane del settore. Il cavalier Gianni Zonin negli anni in cui era presidente della Banca Popolare di Vicenza, è riuscito a far crescere la sua azienda vinicola a colpi di acquisizioni di nuove terre e possedimenti comprati principalmente a debito, sfruttando la sua posizione nel mondo bancario.
La Cvz ha nove possedimenti terrieri distribuiti su sette regioni italiane (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Toscana, Puglia, Sicilia) e nella East Coast degli Stati Uniti (Barboursville, Virginia) per un totale di oltre 3000 ettari ed esporta più dell’85% della sua produzione. Il fatturato nel 2017 ha sfiorato i 200 milioni. Ora serve rapidamente una iniezione di nuovo capitale per 50-70 milioni.

Oltre 85% della produzione dei nove possedimenti in sette regioni italiane viene venduto all’estero

Il problema, al vaglio dell’advisor Mediobanca, è assegnare una valore alla Cvz che possa attrarre un azionista di minoranza con poca governance visto che i figli Zonin vogliono rimanere con la maggioranza e continuare a gestire la società. La valutazione che in questi giorni Mediobanca sta comunicando ai potenziali investitori si aggira intorno ai 300 milioni.
Una gradita novità alla famiglia Zonin è l’interessamento manifestato dalla “21 Investimenti” guidata da Alessandro Benetton, una sorta di soccorso veneto anche generato dai buoni rapporti tra la famiglia Benetton e Mediobanca, amicizia suggellata da una quota azionaria nella merchant bank di piazzetta Cuccia e una ancora più consistente e appena arrotondata pari al 3% di Generali. Con 70 milioni di nuova finanza la Cvz vorrebbe abbattere il debito per circa 40 milioni, di cui 12,3 andranno a chiudere prodotti derivati con posizioni negative. Mentre 20-30 milioni servirebbero per acquistare una nuova proprietà in California, in modo da arricchire il ventaglio dei prodotti offerti, e stringere joint venture in Cile, altra terra famosa per i suoi vini.

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