Il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha avuto una espressione molto forte sulla questione alimentare nel suo discorso ufficiale sullo “stato dell’Unione”. «Non accetterò – ha detto Juncker – che in alcune parti dell’Europa vengano venduti alla gente prodotti alimentari di qualità inferiore rispetto a quella di altri Paesi, nonostante la confezione e il marchio siano identici. Dobbiamo attribuire alle autorità nazionali poteri più forti per eliminare le pratiche illegali laddove sussistano».
Si tratta in pratica dell’annuncio che da aprile sarà pronta la metodologia comune di prova che è stata sviluppata dal Centro comune di ricerca della Commissione europea col sostegno di 16 Stati membri e delle parti interessate. Già da maggio, quindi, gli Stati membri avranno la possibilità di avviare una campagna di test coordinata. Le prove saranno sia chimiche che sensoriali e comporteranno la composizione di un paniere comune di prodotti commercializzati nella maggior parte degli Stati membri. L’obiettivo è presentare i primi risultati entro fine anno.

La Commissaria per i consumatori ha ottenuto un primo riscontro da parte del mondo industriale

«Continuiamo ad attuare il nostro piano d’azione per risolvere il problema delle differenze di qualità tra i Paesi dell’Unione – dichiara la Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, Vĕra Jourová Il fatto che 16 Stati membri vi partecipino dimostra che non si tratta di un problema che divide est e ovest, ma di una questione che affronteremo insieme. La revisione della legislazione UE a tutela dei consumatori, il cosiddetto ‘New deal per i consumatori’ renderà inoltre più difficile e costoso per le imprese fuorviare i consumatori, i quali hanno il controllo e dovrebbero rifiutarsi di acquistare prodotti che considerano di bassa qualità. Mi aspetto anche che l’industria si dimostri all’altezza delle loro aspettative e offra prodotti di pari qualità in tutta l’UE».
La Commissaria Jourová ha incontrato più volte i rappresentanti dell’industria per chiedere loro di astenersi da pratiche inutili di differenziazione dei prodotti, che non rispondono a esigenze specifiche di mercato.