Fino a domenica 23 novembre, ai Giardini, all’Arsenale e a Porto Marghera, la Mostra internazionale dal titolo “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva”
È aperta al pubblico fino a domenica 23 novembre, ai Giardini, all’Arsenale e a Forte Marghera la 19esima Mostra Internazionale di Architettura dal titolo Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva., a cura di Carlo Ratti, organizzata dalla Biennale di Venezia. La cerimonia di premiazione e inaugurazione si è svolta lo scorso 10 maggio.
«L’architettura è sempre stata una risposta a un clima ostile. Fin dalle prime “capanne primitive”, la progettazione umana non è stata guidata solo dalla necessità di ripararsi e di sopravvivere, ma anche dall’ottimismo. Le nostre creazioni hanno sempre cercato di colmare il divario tra un ambiente ostico, degli spazi sicuri e vivibili di cui abbiamo bisogno e il tipo di vita che vogliamo vivere. Oggi, mentre il clima diventa meno clemente, questa dinamica viene portata a un nuovo livello. Negli ultimi due anni il cambiamento climatico ha subito un’accelerazione che sorprende persino i migliori modelli scientifici. Nel 2024 la Terra ha raggiunto le temperature più alte mai registrate, spingendo le medie globali oltre l’obiettivo di 1,5°C fissato dagli Accordi di Parigi. E con gli incendi di Los Angeles, le alluvioni di Valencia e Sherpur, la siccità della Sicilia, abbiamo assistito ad un attacco feroce e senza precedenti degli elementi naturali. Quando le conoscenze e i sistemi che hanno guidato a lungo la nostra comprensione cominciano a fallire, sono necessarie nuove forme di pensiero. Per decenni, da quando abbiamo iniziato a tenere in conto le emissioni di carbonio, la risposta dell’architettura alla crisi climatica è stata incentrata sulla mitigazione e sulla riduzione del nostro impatto sul clima. Quest’approccio non è più sufficiente. L’architettura deve andare oltre la sola mitigazione, ricollegarsi alla sua lunga storia di adattamento e ripensare il modo in cui progettiamo per un mondo ormai alterato».
«L’adattamento richiede un cambiamento fondamentale nella pratica architettonica. La Mostra di quest’anno, Intelligens. Natural. Artificial. Collective. invita alla collaborazione tra diversi tipi di intelligenza per ripensare insieme l’ambiente costruito. Il titolo, un neologismo la cui parte finale, “gens”, significa “popolo” in latino, è un invito a sperimentare l’intelligenza al di là dell’attuale attenzione limitata all’AI e alle tecnologie digitali e a dimostrare come possiamo adattarci al mondo di domani con fiducia e ottimismo. Intelligens è un laboratorio dinamico che riunisce esperti di varie forme di intelligenza. Per la prima volta, la Mostra presenta oltre 300 contributi di più di 750 partecipanti: architetti e ingegneri, matematici e scienziati del clima, filosofi e artisti, cuochi e codificatori, scrittori e intagliatori, agricoltori e stilisti, e molti altri. In tempi di adattamento, l’architettura è al centro. In tempi di adattamento, l’architettura deve attingere a molteplici forme di intelligenza: naturale, artificiale e collettiva. In tempi di adattamento, l’architettura deve rivolgersi a più generazioni e a più discipline, dalle scienze tecnologiche alle arti. In tempi di adattamento, l’architettura deve ripensare l’autorialità e diventare più inclusiva. Deve farsi flessibile e dinamica come il mondo per cui stiamo progettando».
«Siamo partiti con una missione: aprire il processo curatoriale. Ovunque il viaggio ci abbia portato, abbiamo invitato la comunità locale a unirsi a noi – amici, colleghi e una vasta rete che si estende all’architettura e non solo – intorno a un tavolo. L’esercizio curatoriale al centro della Biennale Architettura 2025 è stato Space for Ideas, un invito a presentare proposte da parte di persone provenienti da tutto il mondo che si è evoluto in una piattaforma di feedback e di iterazione tra il Curatore e i partecipanti alla Mostra. Le numerose risposte a questo forum aperto hanno rappresentato una sfida in termini di elaborazione delle informazioni e messo in luce un insieme di pensatori, professionisti e nuove proposte che altrimenti sarebbe stato impossibile far conoscere. Questo processo curatoriale ha prodotto una Mostra che è più grande della somma delle sue parti, e più grande di quanto avrebbe potuto essere attraverso la sola attività di sensibilizzazione individuale. Space for Ideas è stato un esperimento e un impegno per cercare di riprodurre la spontaneità, considerata un tratto distintivo dell’intelligenza nelle sue molteplici forme. Il gruppo di partecipanti che ne è derivato abbraccia diverse generazioni, da professionisti esperti che innovano ancora a novant’anni a neolaureati che hanno appena iniziato la loro carriera. Vincitori del Premio Pritzker, ex curatori delle Mostre della Biennale di Venezia, premi Nobel e Royal professor si affiancano ad architetti emergenti e ricercatori. Questa ricchezza di contributi richiede un nuovo approccio all’autorialità. Intelligens sfida la tradizione che vede l’architetto come unico creatore, con gli altri professionisti relegati a ruoli di supporto. La Mostra illustra un modello di autorialità più inclusivo che si ispira alla ricerca accademica. In questo caso, l’autorialità è attribuita a coloro che contribuiscono in modo significativo alla progettazione, all’esecuzione e all’analisi di un progetto, indipendentemente dal loro ruolo primario. Quest’approccio collaborativo garantisce il riconoscimento del contributo intellettuale di ogni collaboratore. Allo stesso modo, in tempi di adattamento, tutte le voci che guidano la progettazione devono essere riconosciute.»
«Inoltre, il Manifesto dell’Economia Circolare della Biennale Architettura 2025, sviluppato insieme ad Arup e a Ellen MacArthur Foundation, fissa obiettivi audaci per la riduzione dei rifiuti e la promozione del riutilizzo dei materiali. La maggior parte della Mostra stessa è stata progettata utilizzando pannelli di legno riciclato che alla fine dell’Esposizione verranno triturati e trasformati in nuovi materiali».
«La Mostra inizia nelle Corderie con un duro confronto: le temperature globali aumentano mentre le popolazioni globali diminuiscono. Questa è la realtà che gli architetti devono affrontare in tempi di adattamento. Da qui, i visitatori attraversano tre mondi tematici, che a loro modo propongono esperimenti di adattamento: Natural Intelligence, Artificial Intelligence e Collective Intelligence. La Mostra culmina nelle Artiglierie con Out, che guarda allo Spazio non come una fuga, ma come un modo per contribuire a gestire le crisi che dobbiamo affrontare sulla Terra. Ogni sezione è concepita come uno spazio modulare e frattale: un organismo che collega progetti di grandi e piccole dimensioni, creando una rete di dialogo e permettendo ai visitatori di trovare la propria strada attraverso la Mostra».
«Con la sede del Padiglione Centrale in ristrutturazione nel 2025, Venezia non ospiterà solo la Biennale Architettura, ma diventerà un Living Lab. La città stessa, una delle più minacciate del pianeta di fronte ai cambiamenti climatici, farà da sfondo a un nuovo tipo di Mostra, dove installazioni, prototipi ed esperimenti sono sparsi tra i Giardini, l’Arsenale e altre zone. Questi Progetti Speciali coinvolgono gruppi multidisciplinari composti da architetti, scienziati e aziende, e offrono soluzioni innovative e spunti per problemi urgenti a livello locale e globale. La Mostra è percorsa da progetti che formano un Canon che potrebbe contenere lezioni preziose per gli architetti che cercano di affrontare in modo esaustivo il tema della Biennale Architettura oggi».
«Ispirandoci all’approccio di Rem Koolhaas alla Biennale Architettura 2014, abbiamo cercato di creare una coerenza tematica tra le Partecipazioni Nazionali all’interno della cornice One Place, One Solution. Abbiamo invitato ogni nazione a esplorare strategie architettoniche fondate sul proprio contesto locale, ma rilevanti per le sfide globali».
«In definitiva, Biennale Architettura 2025 è più di una mostra: è una reazione a catena, un esperimento di unione di voci e forme di intelligenza diverse. Alcune risuoneranno più forti di altre. Tuttavia, ci auguriamo che questo sforzo corale offra nuovi spunti di riflessione su una delle sfide fondamentali del nostro tempo: adattarsi a un mondo alterato».
«Costruire con intelligenza il mondo, ascoltando l’intelligenza della terra. Ecco Intelli/Gens, ed è quel che Carlo Ratti edifica con la sua visionaria Mostra, che già dal titolo si annuncia come riflessione fondativa per i futuri prossimi, materia di studio e dibattito per la comunità scientifica e artistica e per il pubblico che la visiterà». «Il tempo futuro è difatti il progetto e il pensiero di Carlo Ratti. La sua speciale visione travalica la contemporaneità – che è il tempo della dismissione – per fare dell’architettura, riparo dell’uomo dalla notte dei tempi, capacità di abitare il mondo. Nell’agone dialettico delle varie discipline, costellato da algoritmi che interpella al modo di vaticini, Ratti decifra ciò che siamo e che saremo – come individui e società – nel flusso digitale che ci destina nel domani, il tempo di noi Gens dotati di Intelligenza. E se l’intelligenza è alla base del processo evolutivo dell’individuo, nel senso più nobile del suo essere civis (sostantivo di terza declinazione, quindi sia maschile che femminile), l’architettura è lo spazio in cui essa può dispiegarsi, in una negoziazione costante con il territorio. Attraverso funzioni, simboli e relazioni, l’intelligenza genera architetture guidate da principi etici, estetici ed ecologici. Non a caso, la parola greca oikos significa sia “casa” da abitare che “ambiente” dove immergersi».
La Giuria è costituita da Hans Ulrich Obrist (presidente), curatore, critico e storico dell’arte svizzero, Direttore Artistico della Serpentine di Londra; dall’italiana Paola Antonelli, Senior Curator del dipartimento di Architettura e Design, nonché Direttrice fondatrice del settore Ricerca e Sviluppo del Museum of Modern Art (MoMA) di New York; da Mpho Matsipa, architetta, docente e curatrice sudafricana. La composizione della Giuria è stata deliberata dal Cda della Biennale di Venezia su proposta di Carlo Ratti.
Dal 2021 La Biennale ha avviato un percorso di rivisitazione di tutte le proprie attività secondo principi consolidati e riconosciuti di sostenibilità ambientale. Dal 2022 ottiene la certificazione di neutralità carbonica secondo lo standard PAS 2060 per tutte le proprie manifestazioni svolte durante l’anno, grazie a una raccolta dati sulla causa delle emissioni di CO2 generate dalle manifestazioni stesse e all’adozione di misure conseguenti. Anche per il 2025 l’obiettivo ottenere la certificazione della “neutralità carbonica” , secondo la nuova norma ISO 14068, per tutte le attività programmate dalla Biennale: 82. Mostra Internazionale Cinematografica, i Festival di Teatro, Musica, Danza 2025 e, in particolare, la 19esima Mostra Internazionale di Architettura. Per tutte le manifestazioni, la componente più rilevante dell’impronta carbonica complessiva è collegata alla mobilità dei visitatori. In questo senso, La Biennale è impegnata anche nel 2025 in un’attività di sensibilizzazione e comunicazione verso il pubblico.
Il Manifesto di Economia Circolare lanciato da Carlo Ratti, con la guida di Arup e il contributo della Ellen MacArthur Foundation, rafforza l’impegno della Biennale in questo obiettivo, promuovendo un modello sempre più sostenibile per la progettazione, l’installazione e il funzionamento di tutte le sue attività e manifestazioni. La sfida è quella di creare padiglioni e spazi che siano esempio di un pensiero circolare audace che generi un’eredità duratura in termini di sostenibilità. L’obiettivo è quello di eliminare gli sprechi, facendo circolare i materiali e rigenerando i sistemi naturali, dimostrando così che l’architettura e l’ambiente costruito possono coesistere in armonia con il nostro pianeta.
30 agosto 2025
