«La minaccia di un aumento dei dazi all’import di vino europeo da parte della Cina – dichiara Denis Pantini, responsabile area di ricerca agricoltura e industria alimentare di Nomisma – rappresenta un pericolo assolutamente da scongiurare per i produttori italiani. Tanto più se si considera che il confronto con altri concorrenti internazionali, su questo versante, è spesso impari». Per l’esperto di Nonisma, il rischio di un aumento dei dazi all’import di vino europeo in Cina penalizzerebbe i produttori italiani che già faticano – rispetto a francesi e cileni – a tenere il passo di un mercato di vini importati che oggi vale 1,2 miliardi di euro e che in dieci anni è cresciuto del 5.000%.
«Basti pensare – continua Pantini – al Cile, terzo esportatore di vino in Cina con una quota del 9,3% e che nel 2006 ha stretto un accordo di libero scambio che permette ai produttori cileni di esportare vino ad un dazio agevolato pari al 2,8% del valore e che si azzererà completamente nel 2015». Nella situazione venutasi a creare con la Cina, tra tutti i paesi esportatori, chi ci rimette di più sono i francesi, leader indiscussi sul mercato cinese con una quota pari al 50% nell’import totale di vino (in valore).

Questione dazi in Cina: il primo quadrimestre 2013 ci era favorevole
«Visti i ritmi di crescita dei consumi nel mercato cinese – afferma Denis Pantini – è chiaro che anche per l’Italia potrebbero svanire opportunità importanti, soprattutto alla luce del calo che all’opposto sta interessando il consumo di vino nel nostro paese, ormai sceso al di sotto dei 23 milioni di ettolitri, contro i 31 di quindici anni fa». La Cina, con quasi 18 milioni di ettolitri, rappresenta oggi il quinto mercato al mondo per consumi di vino, dopo Francia, Stati Uniti, Italia e Germania: «I cinesi tra il 1997 e il 2012 hanno aumentato dell’87% i loro consumi, tanto che – per poterli soddisfare – hanno dovuto incrementare la produzione interna del 120% e le importazioni del 1.076%, passando da 335 mila ettolitri ad oltre 3,9 milioni, per un valore che nello stesso periodo di tempo è cresciuto del 4.943% arrivando a 1,23 miliardi di euro».
«E i primi 4 mesi del 2013 evidenziano un’ulteriore crescita delle importazioni di vino, pari ad un +14% in valore e un +10% in quantità rispetto allo stesso quadrimestre del 2012. Un trend favorevole al vino italiano – conclude Pantini – che mette a segno, su questo mercato, un +36% in valore a fronte di un – 5% in quantità, segnale di un riposizionamento qualitativo delle nostre produzioni esportate in un paese dove il 53% dei consumi avviene nel canale Ho.re.ca (hotel, ristoranti, bar)».