Al recente Vinitaly è stato tentato anche un identikit del consumatore italiano di vino attraverso una ricerca svolta da Iri e una indagine elaborata da Nomisma. Dall’analisi dei dati emerge che la maggioranza degli italiani compra il vino nei supermercati, ma cercando un più alto livello di qualità.
Calano infatti le vendite a volume del vino in brik (-1,6% rispetto al 2014), del vino da un litro e mezzo/due litri (-7,4%) e del vino nei contenitori di plastica(-4,1%). La crescita più sostenuta è relativa alle denominazioni di origine (+1,8%), del bianco fermo (+4,8%), del bianco frizzante (+4,9%), del rosato frizzante (+7,6%). Prosegue nella strada della crescita lo Spumante (+7,8%) e il vino biologico, con un aumento a volume del 29%. Relativamente alle tendenze di consumo di vino, la demografia dice che sono 44 milioni gli italiani che, nel corso del 2015, hanno consumato vino in Italia, con il 50% che lo beve almeno 2-3 volte a settimana e il 65% che ne assume più di 2 bicchieri ogni 7 giorni. Il consumo è direttamente proporzionale all’età, con il 64% dei “Baby boomers” (51-69 anni) che beve regolarmente più volte alla settimana, contro il 50% della “generazione X” (36-50 anni), e appena il 38% dei più giovani “Millenials”. Questi ultimi però risultano essere i maggiori consumatori di vini spumanti.