Lorenzo Furlan, dirigente di “Veneto Agricoltura”, scienziato appassionato di Elateridi, anche detti Ferretti
«La patata col buco è più buona perché può essere prodotta in modo sostenibile senza l’uso di fitofarmaci. Ed è buona da mangiare esattamente come una patata senza buchi. Anzi. La patata con il buco deve rassicurare di più il consumatore perché, se non è morto il vermicello, non muori neanche tu. Il problema è culturale. Siamo abituati ad associare il bello al buono. Ma, nel caso dei prodotti agricoli, spesso è il contrario. Perché il prodotto bello è fortemente trattato. Noi invece vogliamo mangiare prodotti salubri, quindi con buoni contenuti nutritivi e con minimi residui di fitofarmaci». La campagna per la patata col buco è un’idea del trevigiano Lorenzo Furlan, entomologo, intervenuto, sabato 5 luglio, a Codevigo (Padova), all’assemblea annuale di Argav, gruppo di specializzazione dei giornalisti agroalimentari e ambientali del Veneto e Trentino Alto Adige.
Furlan è uno scienziato di fama mondiale e, come spesso accade per gli scienziati, la mente eccellente si abbina a una giusta dose di follia. Infatti il settore di ricerca è originale assai, e la passione viene da molto lontano. «Avevo ventidue anni. Ero laureando in Scienze Agrarie a Padova, dovevo documentarmi sul rapporto tra zone incolte e il campo di mais – spiega -. Mi imbattei in larve del terreno delle quali non riuscii a trovare alcuna informazione. Non c’era documentazione, non esisteva una classificazione, eppure erano particolarmente temute dagli agricoltori perché era chiara la loro capacità di distruzione di intere coltivazioni. Non si sapeva come combatterle, se non con un grande utilizzo di insetticidi che faceva dell’Italia la più grande consumatrice in Europa». Furlan cerca ricercatori che abbiano lo stesso interesse. E così si ritrovano ogni fine settimana a Budapest. Lui, italiano, un ungherese, un russo e un tedesco. Non è una barzelletta. È l’inizio di una storia che ha portato alla classificazione degli Elateridi (o ferretti, dal colore ruggine), insetti polifagi della famiglia dei coleotteri, nemici dei seminativi… anche della patata. «In Italia sono tre le specie che possono causare danni significativi: Agriotes litigiosus, A. Sordidus e A. Brevis. Nemici, appunto della patata, ma anche di tuberi, zucche, angurie, meloni e a tutti quei frutti che completano il loro ciclo poggiati sulla terra o dentro la terra». La ricerca che continua tuttora, oltre alla classificazione e alla raccolta di più informazioni possibili, ha anche l’obiettivo di trovare alternative naturali ai fitofarmaci, per la difesa della biodiversità, e per il minimo impatto ambientale. Nella vita diurna Furlan è un dirigente di Veneto Agricoltura ma, quando scende la sera, la passione si scatena. Un garage allestito a laboratorio e una madre incaricata di monitorare le cellette delle larve. Un’avventura che quando Furlan te la racconta, camminando per la stanza senza sosta e gesticolando all’inverosimile, tanto che la povera giornalista che tenta di scattargli una foto, ha quasi voglia di gettare la spugna, ti fa sbellicare dalle risate, ma in realtà è una scoperta sensazionale che ha dato nome, cognome e indirizzo a chi non ce l’aveva.
Testo e foto di Romina Gobbo
6 luglio 2025
