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MAFIA STYLE E CIBI IMPOSSIBILI: L’AGROALIMENTARE È SOTTO ATTACCO

In occasione della presentazione del 6° Rapporto Agromafie sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare (di cui abbiamo già scritto ieri) è stato presentata anche una mappa dei locali che si richiamano direttamente al poco raccomandabile fenomeno del ‘mafia style’. L’uso cioè di nomi e richiami che sottolineano l’italianità legandosi all’aspetto più tristemente noto nel mondo, quello della criminalità.
Il primo caso, che ha destato molto scalpore, ma che pare proprio per questo essersi risolto, è quello del ristorante “Corleone” di Lucia Riina a Parigi, la figlia del defunto boss. Eclatante anche la catena di ristoranti spagnoli “La Mafia” (“La Mafia se sienta a la mesa”) che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters più sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone. Assolutamente comuni in tutto il mondo sono i ristoranti e le pizzerie “Cosa Nostra” oppure locali “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia” e “Mafia Pizza”. Per non dire dei prodotti come “Mafiakaker eller cannoli”, ossia “Il dolce della mafia, i cannoli” venduti in Norvegia. In Bulgaria si beve il caffè “Mafiozzo” e gli snack “Chilli Mafia” si possono comprare in Gran Bretagna.

Un menù fatto di adulterazioni e prodotti illegali che minacciano la salute dei consumatori

Sempre in occasione della presentazione del 6° Rapporto, Coldiretti ha anche preparato un menù titolato “Il crimine nel piatto degli italiani” a base dei più eclatanti prodotti frutto di traffici, inganni, frodi e manipolazioni per speculare sul cibo e sulle filiere agroalimentari.
Il menù vede fra gli antipasti la mozzarella sbiancata con carbonato di soda e perossido di benzoile oppure le frittelle di bianchetti vietati dal regolamento UE 1967/2006 che ne mette fuori legge la cattura. I primi offrono il riso che arriva dalla Birmania frutto della persecuzione e del genocidio dei Rohingya, mentre i secondi propongono pesce vecchio ‘ringiovanito’ con il cafados, una miscela di acidi organici e acqua ossigenata che viene mescolata con il ghiaccio e consente di dare una freschezza apparente. In alternativa c’è una bistecca che arriva da macelli clandestini senza alcun controllo sanitario sia sulla carne che sui locali nei quali viene sezionata e sulle procedure igieniche usate dai “macellai” per il lavoro. Ad accompagnare i piatti illegali c’è poi il pane cotto in forni clandestini dove si usano scarti di legna e mobili laccati contaminati da vernici e sostanze chimiche.Il tutto innaffiato da vino scadente adulterato con lo zucchero, la cui aggiunta è vietata in Italia.

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