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LA TUTELA DEL MADE IN ITALY SECONDO IL MINISTERO DELL’AGRICOLTURA

Lunga e articolata audizione del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, innanzi alle Commissioni riunite Agricoltura di Camera e Senato nel corso della quale sono state indicate le linee programmatiche del dicastero riguardanti nello specifico il Made in Italy agroalimentare.
Tra i tanti temi, ampio spazio alle linee strategiche da mettere in campo fin da subito per tutelare meglio il reddito di agricoltori, allevatori e pescatori italiani. Si lavorerà sul marketing territoriale come chiave di sviluppo sostenibile: Concretamente – si legge nel testo diffuso dopo l’incontro – siamo già al lavoro anche per lo sviluppo degli strumenti di progettazione territoriale, come i distretti del cibo. Un decreto li renderà operativi e creerà anche il primo Registro nazionale dei distretti del cibo riconosciuti dalle Regioni. Puntiamo a dare sostegno a chi aggrega e costruisce progetti di investimento che vedano uniti Istituzioni locali e soggetti privati nel rilancio delle nostre aree agricole”.

Il preparazione un Registro nazionale dei Distretti del Cibo e potenziamento delle Doc e Igp

Altra direttrice illustrata dal Ministro Centinaio è quella del rafforzamento delle politiche di filiera e di integrazione tra agricoltura e trasformazione dei prodotti agricoli, favorendo un aumento dell’utilizzo di materie prime nazionali.
Lavoreremo – assicura il Ministro – con il coinvolgimento delle Regioni e con la convocazione di tavoli di filiera che affrontino le questioni non davanti alle emergenze, ma con un approccio nuovo di programmazione. Vogliamo impostare, ad esempio, il lavoro per la prossima legge di bilancio già nelle prossime settimane con riunioni ad hoc con il mondo produttivo”. L’impegno è inoltre quello di garantire un percorso trasparente di formazione dei prezzi e di tracciabilità dei prodotti. “Sono circa 900 le indicazioni geografiche protette italiane relative a cibi e vini: dobbiamo fare i conti anche con la necessità di ampliare la capacità dei prodotti Dop e Igp di guardare al mercato, di conquistare nuovi spazi, tenuto conto che nel cibo i primi 10 prodotti rappresentano ancora oltre l’80% del fatturato complessivo”.

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