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LA MODA PER RAGAZZE E RAGAZZI PARLA ITALIANO IN TUTT’EUROPA

L’abbigliamento in maglia e tessuto per ragazze e ragazzi di età tra 0-14 anni, compresi l’intimo e gli accessori, nel 2018 ha segnato un aumento del +2,3% che l’ha portata a superare la quota di 2,9 miliardi di euro. Sono le stime preliminari effettuate dal Centro Studi di Confindustria moda per Smi che riferiscono anche di una variazione di segno positivo per il valore della produzione pari al +0,8%.
Guardando alle performance oltreconfine, per la moda junior è stimata una crescita media annua delle vendite estere corrispondente al +6,5%, mentre per l’import il comparto dovrebbe sperimentare una lieve accelerazione rispetto al 2017, facendo registrare così una crescita stimata al +0,9%. sulla base di questi dati i flussi commerciali in entrata e in uscita dall’Italia determinerebbero un miglioramento del deficit commerciale di comparto, che scende dai 685 milioni di euro del 2017 ai 629 del 2018, con un guadagno pertanto 56 milioni di euro. E questo in un quadro di consumi nazionali che, sempre stando alle previsioni del Centro studi di Confindustria moda, dovrebbero essere in calo nel 2018 rispetto all’anno precedente.

Anche i grandi brand sono entrati in quello che fino a ieri era considerato un mercato solo di nicchia

Facendo invece riferimento ai dati ufficiali Istat relativi ai primi nove mesi del 2018, l’export di moda junior sale a poco più di 153 milioni di euro in virtù di una dinamica vivace, pari al +28,8%, su cui incidono in via principale le vendite di note griffe della moda, entrate anche in questa nicchia di mercato.
Nel periodo monitorato il Regno Unito ha visto duplicare le vendite dall’Italia, arrivando a coprire il 17,5% dell’export settoriale. Anche Germania e Francia presentano delle variazioni molto sostenute, portandosi rispettivamente al 12,2% e al 9,4% per cento di incidenza. Risulta in aumento del +24,9% per cento anche la Spagna, a quota 11,8%. Il Portogallo, invece, ha segnato un calo del -1,2%. Più rilevante risulta la flessione accusata dalla Russia, pari al -17,1% e una perdita superiore al -10% coinvolge anche la Grecia.

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