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LA BREXIT È UNA CONCRETA MINACCIA PER L’AGROALIMENTARE MADE IN ITALY

«Il recesso senza regole del Regno Unito dall’UE avrebbe conseguenze pesanti per il settore agroalimentare italiano e si rischia un forte rallentamento delle vendite del Made in Italy sul mercato britannico»: è quanto afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, dopo il voto del Parlamento del Regno Unito sull’accordo di recesso concordato con l’Unione.
Confagricoltura evidenzia che il Regno Unito è il quarto mercato di sbocco per l’agroalimentare italiano. Sono in gioco interessi di assoluto rilievo in termini di fatturato e posti di lavoro. «In caso di hard Brexit – sottolinea il presidente Giansanti – dal 30 marzo prossimo, il Regno Unito sarebbe sotto il profilo legale un Paese terzo e sugli scambi commerciali si applicherebbe il codice doganale dell’UE. In via di principio, le nostre esportazioni di prodotti agroalimentari sarebbero sottoposte alle tariffe doganali stabilite dall’Organizzazione mondiale del commercio».

A rischio, avverte Confagricoltura, sono soprattutto le esportazioni dei prodotti di fascia più alta

«La Commissione europea – prosegue Giansanti – ha invitato gli Stati membri a prepararsi a gestire una situazione di ‘grande sconvolgimento’, secondo la definizione utilizzata dall’Esecutivo di Bruxelles. Occorre prevedere la mobilitazione di sostegni straordinari al settore agricolo, così come disposto in occasione del blocco delle esportazioni verso la Federazione Russa».
Le vendite del “Made in Italy” agroalimentare sul mercato del Regno Unito sfiorano i 3,5 miliardi di euro l’anno. E i prodotti a denominazione d’origine e di qualità incidono per il 30 per cento sul valore totale. Per alcune produzioni, in particolare, dal Prosecco al Parmigiano Reggiano, al Grana Padano, gli acquisti dei consumatori britannici oscillano tra il 10 e il 40 per cento sul fatturato complessivo delle vendite all’estero. Confagricoltura ha già avviato una serie di contatti con i Ministeri degli affari esteri e delle politiche agricole per l’istituzione di una ‘task force’ che supporti le imprese in una fase di adattamento che potrebbe risultare particolarmente difficile.

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