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L’AGRICOLTURA DI MONTAGNA PER COMBATTERE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO

In un momento nel quale la tragedia del bellunese ha imposto all’attenzione nazionale le questioni del rischio idrogeologico che colpisce il 91,3% dell’Italia favorito dall’abbandono dei territori di montagna, il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, e il Presidente dell’Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani, Uncem, Marco Bussone hanno sottoscritto una accordo che punta a contrastare l’erosione dei terreni e la desertificazione favorendo servizi di vigilanza e di soccorso in caso di calamità naturali nei territori di montagna.
L’obiettivo è creare un presidio territoriale permanente contro l’abbandono sviluppando opportunità economiche ed occupazionali fondate sulle grandi risorse ambientali, paesaggistiche ed agroalimentari dei comuni di montagna che negli ultimi 20 anni hanno visto la scomparsa di oltre 300 mila aziende agricole. Per questo Coldiretti e Uncem promuovono lo sviluppo e la creazione di filiere forestali al fine di mantenere forme di regimazione e protezione delle risorse idriche e di contribuire all’azione di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici.

Agricoltura sociale e inserimento dei lavoratori stranieri per sostenere la gestione del territorio

«Le imprese agricole, con la loro multifunzionalità – spiega Marco Bussone hanno un ruolo decisivo nella prevenzione del dissesto e nella valorizzazione di territorio, paesaggio, versanti alpini e appenninici. Vogliamo lavorare con Coldiretti per salvaguardare le imprese, favorirne nuove che possono insediarsi, agire sulla Pac e sulla nuova programmazione comunitaria. La presenza antropica in montagna e la vitalità delle imprese agricole in particolare contrasta erosione e abbandono ed è un antidoto alle conseguenze dei cambiamenti climatici».
«I boschi italiani – spiega Roberto Moncalvo se valorizzati con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna». L’intesa prevede lo sviluppo di sistemi di welfare con forme di collaborazione tra imprese, operatori di agricoltura sociale, servizi socio-sanitari ed altri enti pubblici competenti per territorio nella realizzazione delle pratiche di agricoltura sociale e per l’inserimento di lavoratori stranieri aiutando le comunità locali nella gestione del territorio e delle attività agricole e forestali.

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