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GLI ATTACCHI ALL’OLIO MADE IN ITALY SONO FRUTTO DI UN MARKETING FANTASIOSO: INTERVISTA A ENZO GAMBIN, DIRETTORE A.I.P.O.

Seimila soci, cinquanta oleifici, una produzione totale di ventiduemila quintali di olio extravergine di oliva. Questi i numeri dell’ A.I.P.O. (Associazione Interregionale Produttori Olivicoli), realtà associativa più importante del Triveneto con sede a Verona, che quotidianamente lavora per fornire assistenza tecnica, economica e fitosanitaria ai propri associati.
Recentemente la stampa estera ha sferrato un duro attacco al comparto della produzione italiana dell’olio extravergine di oliva, descrivendo il mercato come un «covo di truffatori ». La denuncia in questione racconta come l’olio venga importato da Paesi del Mediterraneo e mischiato assieme a oli di bassa qualità, quindi sofisticato con il beta carotene per camuffare il sapore e venduto come italiano. Il settore agroalimentare nazionale non è nuovo a questi tipi di attacchi e l’Italia è sia artefice che vittima di un traffico di sottoprodotto, spacciato per italiano, che viene compiuto ai danni del nostro sistema economico e imprenditoriale. Come si può mettere in sicurezza l’olio italiano? Come può il consumatore difendersi dall’agropirateria? Quali sono i modi per salvaguardare il principale mercato extracomunitario? Lo abbiamo chiesto a Enzo Gambin, Direttore dell’ A.I.P.O. per spiegare ai nostri lettori, in modo chiaro, cosa sta succedendo e quali potrebbero essere le possibili ripercussioni.

La settimana scorsa il New York Times ha pubblicato uno strip di alcune vignette intitolate “Il suicidio dell’extravergine”. Attacco meritato o ennesimo caso di contraffazione ai danni del made in Italy?
“L’olio italiano extravergine è da sempre un prodotto di qualità e si distingue per questo da quello prodotto in nazioni come Spagna e Grecia. Vantiamo oltre cinquecento varietà di olivi e la composizione dei nostri oli contiene un’altissima percentuale di acido oleico, oltre che di polifenoli, elementi essenziali per la bontà dell’ olio. Il mercato oleario è in crescita ed è noto che negli USA e in Giappone, il made in Italy è tutt’oggi il prodotto più apprezzato e ricercato. Naturalmente questo agli altri produttori può dar fastidio e quindi quale cosa migliore che parlar male di un concorrente?“

Queste accuse al falso prodotto hanno avuto un effetto negativo sul mercato?
“Bene di certo non ha fatto alla visibilità dell’olio, ma chi conosce l’olio italiano e lo apprezza, continua a mantenere la sua fiducia nel made in Italy. Al momento non abbiamo avuto riscontri di clienti che abbiano richiesto meno olio, oppure modifiche di contratti già conclusi. Le vignette sono fatte per il grande pubblico, ma fanno sorridere il tecnico, che capisce subito che quelle cose lì sono frutto di un marketing fantasioso e criminale, che va a dare dei ladri a dei produttori italiani, che per la maggior parte sono corretti.”

L’agropirateria internazionale sui prodotti italiani vale 60 miliardi. Quanto la contraffazione mina il mercato dell’olio?
“Le frodi in questo settore e in quello più ampio dell’agroalimentare ci sono sempre state e sempre ci saranno. Le contraffazioni presenti nell’industria olearia sono per la maggior parte originate dalla mancanza di indicazione della provenienza, ma non sono dannose per l’organismo umano e non creano delle infezioni o delle intossicazioni. Succede però che si venda un olio extravergine al posto di un vergine o che si spacci per olio 100% made in Italy un olio di provenienza comunitaria. E’ una frode più commerciale che sanitaria.”

Come si può concretamente agire per dire stop alle contraffazioni?
“Dimostrando che l’Italia è il primo Paese per numeri di controlli da parte della polizia giudiziaria e che è un territorio su cui vige una legislazione severissima. Abbiamo il doppio delle DOP rispetto altri Paesi, e le certificazioni non sono rilasciate dai consorzi o dai produttori, bensì da un organo terzo, scelto dal Ministero dell’Agricoltura e quindi riconosciuto dalla Comunità Europea. Il nostro tempo di moritura, ossia ii tempo che trascorre da quando si stacca l’oliva dalla pianta a quando la si porta in frantoio, è il più basso d’Italia e questo al fine di preservare tutte le caratteristiche chimiche ed organolettiche che rendono il prodotto buono e sano.”

Che peso ha l’export per le vostre aziende e attualmente quali sono i mercati più importanti?
“L’export ricopre tra il 30% e il 50% della produzione delle nostre aziende. I mercati più importanti sono gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania, ma ora incominciano a svilupparsi interessanti mercati in Cina e in Russia. In Cina ad esempio, il PIL aumenta tutti gli anni del 7% circa , ci sono 200 milioni di abitanti che sono ricchi e richiedono prodotti importanti e ricercati. Una cifra di persone che equivale a tre volte l’intera popolazione italiana.”

Cosa suggerisce per rilanciare la produzione dell’olio di oliva?
“La nostra azienda lavora tutti i giorni per consolidare ed espandere la produzione: organizziamo corsi di preparazione alla degustazione degli oli per riconoscere gli oli di produzione locale, nazionale e comunitaria. Puntiamo molto sulle geografie olearie e sulla conoscenza delle varietà, perché è facilmente identificabile un olio italiano da un olio extraeuropeo. Cerchiamo di preparare i consumatori, dai più piccoli ai più grandi, operiamo all’ interno delle scuole e offriamo corsi di preparazione anche a giornalisti specializzati nell’agroalimentare.”

Come si può difendere il consumatore dall’agropirateria?
“ll consumatore deve imparare a leggere l’etichetta, perché questa contiene già il 70% delle informazioni utili. In secondo luogo deve assaggiare il prodotto acquistato e confrontarlo con altri per capire se effettivamente ciò che ha speso è il valore di quel prodotto. Bisogna imparare l’economia domestica, per capire quali cibi si portano in tavola e per sviluppare la capacità di riconoscere alimenti sani, da eventuali sofisticazioni o prodotti scadenti.”

Com’è andato il 2013 per il comparto dell’olio e quali sono le prospettive per il 2014?
“Il 2013 si è concluso bene, abbiamo avuto una buona produzione di oli, con acidi oleici alti come da anni non si vedevano. Le acque che sono venute verso la fine di Settembre però hanno portato via un po’ di profumi e sapori, poiché i biofenoli sono stati portati via dalle acque di vegetazione. Il 2014 si sta disegnando ma è ancora presto per tracciare un quadro completo; bisognerà vedere come andranno i prossimi mesi e se ci saranno gelate primaverili. Noi intanto ci stiamo preparando, abbiamo iniziato a fare le concimazioni e siamo già nei campi per iniziare le potature.”

Micol Stelluto

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