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BEATIFICAZIONE DI GIOVANNI PAOLO II: SEQUESTRATI 5 MILIONI DI GADGETS CONTRAFFATTI

C’erano anche dei Rolex con l’immagine di Papa Wojtyla. Rigorosamente falsi e pronti per essere smerciati in occasione degli eventi legati all’imminente cerimonia di beatificazione. Il maxi sequestro di circa 5,5 milioni di pezzi contraffatti effettuato dalla Guardia di Finanza in alcuni capannoni di Tor Bella Monaca e in un negozio del quartiere Esquilino, ha portato alla scoperta anche di penne, giocattoli, prodotti elettrici ed elettronici per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Entrambe le basi erano gestite da un gruppo di cittadini di origine cinese che sono stati denunciati all’autorità giudiziaria. Tutti gli articoli sequestrati erano muniti di marchio CE contraffatto, e secondo le forze dell’ordine potrebbero essere potenzialmente pericolosi perché non rispettavano gli standard di sicurezza fissati dall’Unione Europea.

La base dell’organizzazione era un magazzino sotto a un paio di negozi cinesi di elettronica: secondo la Guardia di Finanza l’organizzazione cinese vendeva all’ingrosso migliaia gadget falsi o altri prodotti fabbricati senza alcuna misura di sicurezza, per sfruttare l’ondata di pellegrini in arrivo a Roma nei prossimi giorni in occasione della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II del prossimo Primo maggio. A scoprire il traffico internazionale sono stati i finanzieri del Gruppo di Fiumicino, già sulle tracce della banda da una precedente operazione anti-contraffazione che aveva portato al sequestro di un ingente quantitativo di oggetti provenienti dall’estero. Questa volta gli investigatori hanno scoperto che l’organizzazione di trafficanti cinesi ritirava gli articoli da porti del Nord Europa, ritenuti meno controllati di quelli italiani, e poi li faceva arrivare a Roma nascosti sui Tir. La merce veniva trasferita poi in tre depositi principali a Tor Bella Monaca ed infine finivano nel sotterraneo all’Esquilino, vero punto di vendita all’ingrosso dal quale si rifornivano gli ambulanti e i commercianti: molti stranieri, ma altrettanti romani ‘in affari’ con i cinesi.

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