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La paura è di moda (o viceversa)

Non bastavano le agenzie di rating, dell’Ocse o degli esperti di Bruxelles. Non bastano le cifre in rosso dell’ultimo trimestre industriale del 2018 e quelle sulla caduta degli ordinativi che preannunciano una partenza in dura salita per quest’anno. Ora a tutte queste fosche previsioni per l’Italia si aggiunge, clamorosamente, anche il ‘sentiment’ espresso dalla moda.
In effetti anche l’intero comparto del fashion ha poco da sorridere: lo abbiamo scritto, le percentuali sono positive grazie ai vivaci primi mesi dell’anno scorso che hanno permesso un segno più anche in presenza di una fine d’anno orientata verso il basso. Ma il segnale al quale ci stiamo ora riferendo è quello che emerge dalla settimana della moda di Milano dove la vera protagonista è stata la ‘Paura’. Dalle citazioni di film classici dell’orrore alla più spaventosa fantascienza, sembra proprio che l’ottimismo non sia stato ‘di moda’ sulle passerelle milanesi e che non lo sarà per il prossimo autunno inverno.
La passerella di Prada è stata definita ‘cimiteriale’ con i suoi giacconi militari e cappotti che fanno pensare ad una armatura. Quella di Gucci tra collari con aculei in un labirinto di specchi e luci sparate negli occhi come per un violento interrogatorio non era meno inquietante. Ma si sono viste anche sottovesti in latex (Alessandro Dell’Acqua) e dettagli bondage nei parka oversize e nei piumini in nylon e maglia.

Naturalmente c’era anche molto altro (ma senza felpe e capi più sportivi che sono invece spariti dalle passerelle). Ma l’impressione è proprio che la moda declinata dai designer italiani esprima pochissima fiducia nel futuro. Quello proprio, per le difficoltà che agitano l’economia mondiale, e quello di un corpo sociale nel quale le tensioni e le paure vorrebbero spingerci a richiuderci.

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